La città tra IA, smart city, diritto e rigenerazione

Pubblicato da Diego Antonio Nesci il

1.2. L’IA nelle città e l’importanza della dimensione umana (Diego Antonio Nesci)

Lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione, l’intelligenza artificiale, gli allarmi climatici, l’inquinamento legato al consumismo sfrenato, gli effetti caotici della globalizzazione quali le migrazioni, le nuove epidemie, le disuguaglianze crescenti e la crisi delle ideologie politiche del Novecento stanno conducendo il mondo verso dimensioni del tutto inedite e ancora inesplorate. Per cavalcare quest’onda di super-cambiamento, ci aspetta una trasformazione intima e sociale insieme.
L’irruzione delle IA nelle nostre vite renderà evidente a tutti che l’intelligenza non è la caratteristica che rende gli esseri umani speciali. Il baluardo della nostra unicità resta ancora il miracolo della parola (leggi: linguaggio), ma anche in questo campo, grazie ai robot antropomorfi, le certezze vacillano. È una buona notizia! Ci darà la spinta per cercare sempre più e sempre meglio ciò che davvero ci rende speciali.
Per governare il processo pensiero-parola-azione che guida ogni aspetto della nostra vita, è essenziale educarci ad osservare senza giudizio la sua origine: la nostra sfera emotiva fatta di sensazioni, emozioni e sentimenti.
È la nostra sfera emotiva che ci rende gli esseri più raffinati dell’universo conosciuto. Lo riscopriremo presto.
Il pensiero che riesce a trasformare le sensazioni e le emozioni che proviamo in sentimenti duraturi è il meccanismo creativo che ci ha permesso di costruire le nostre città.
Per comprendere la sfera emotiva, è importante distinguere tra sensazioni, emozioni e sentimenti. Le sensazioni sono le esperienze fisiche più basilari, come percepire il caldo o il freddo, il dolore o il piacere. Sono immediate e provengono dai nostri sensi. Le emozioni, invece, sono reazioni intense e rapide a stimoli interni o esterni. Si manifestano sia fisicamente, ad esempio con sudorazione o aumento del battito cardiaco, che mentalmente. La paura, la rabbia, la gioia, la tristezza sono esempi di emozioni primarie, innate e universali. Mentre la vergogna, l’invidia o il senso di colpa sono emozioni sociali, che si sviluppano successivamente e sono influenzate dalla cultura. Le emozioni spesso sorgono inconsciamente, senza un controllo immediato. I sentimenti, invece, nascono dalla consapevolezza di queste emozioni. Sono più duraturi e complessi e si costruiscono nel tempo, attraverso le nostre esperienze e relazioni. Per dare vita ad un sentimento, è necessario attribuire un nome all’emozione che lo genera, descriverla con parole o metafore. Questo processo di elaborazione mentale permette di prendere coscienza di ciò che proviamo e di iniziare a governarlo.
La nostra incapacità di governare pienamente la nostra sfera emotiva, anzi di essere evidentemente dei principianti in questo campo, risulta evidente se guardiamo le nostre città con lo sguardo di un extraterrestre: le bidonville da un lato e la magnificenza di macchine dotate di IA dall’altra ci danno la cifra della nostra schizofrenia sistemica. Per certi versi ci comportiamo ancora come delle scimmie che imbracciano dei mitra. Esseri che potrebbero vivere già nell’abbondanza e in pace ma che continuano ad alimentare ogni tipo di guerre sia interiori che esteriori.
Tutto abbiamo fatto, facciamo e faremo a nostra immagine e somiglianza. Vi è infatti un preciso nesso fra il corpo umano e le città. È su questa base filosofica che l’urbanista del futuro deve immergersi per poterle ricreare.
L’IA può essere paragonata al sistema nervoso di un organismo vivente, capace di regolare e coordinare le diverse funzioni di una città. Le strade, le autostrade, i parchi e le aree verdi, i fiumi possono essere visti come gli organi vitali di una città, interconnessi e interdipendenti. L’IA, analizzando grandi quantità di dati in tempo reale, può ottimizzare processi come la gestione del traffico e la raccolta dei rifiuti, migliorando l’efficienza e riducendo gli sprechi.
Tuttavia, l’implementazione dell’IA nelle città presenta sfide significative che richiedono un’attenta riflessione. La privacy, la sicurezza dei dati e la disuguaglianza sociale sono questioni cruciali che devono essere affrontate per garantire che tutti i cittadini beneficino equamente delle nuove tecnologie.
È fondamentale che l’urbanista del futuro non si limiti a integrare l’IA per migliorare l’efficienza, ma si concentri sulla promozione delle relazioni umane e del benessere emotivo. Le città sono spazi dove le persone vivono, amano e interagiscono, e le relazioni umane sono al centro della vita urbana.
Le città devono essere progettate non solo per soddisfare le esigenze funzionali, ma anche per nutrire e stimolare le nostre sensazioni, emozioni e sentimenti. Questo approccio umanistico può portare a spazi urbani che promuovono il benessere, la connessione sociale e la felicità dei loro abitanti.
Per affrontare le sfide del presente, è necessaria all’urbanista una profonda trasformazione nel modo di pensare e di sentire. Bisogna alimentare una visione poetica della realtà, capace di andare oltre la mera razionalità e di cogliere la bellezza e l’armonia nelle relazioni umane. L’integrazione dell’IA nelle città dovrebbe quindi essere guidata da una visione olistica che metta al centro l’essere umano e il suo benessere.
La centralità delle emozioni e dei sentimenti è cruciale: non c’è pensiero senza affetto.
La dimensione emotiva è intrinsecamente legata al pensiero e influenza le nostre scelte e decisioni. Le città intelligenti del futuro dovrebbero quindi essere progettate per favorire il benessere emotivo dei cittadini, creando spazi che promuovano l’interazione sociale e implementando modelli educativi per una comunicazione efficace, basata sull’osservazione senza giudizio delle proprie emozioni e sull’ascolto dell’altro.

Il potere del dialogo come strumento di cambiamento è fondamentale. L’IA, se utilizzata in modo responsabile, può facilitare la comunicazione e la partecipazione dei cittadini, promuovendo un processo decisionale più inclusivo e democratico.
Inoltre, l’IA può ampliare la capacità di aspirare degli individui, offrendo strumenti e opportunità per immaginare e perseguire un futuro migliore, aumentando le possibilità di autodeterminazione e di partecipazione alla costruzione del futuro della propria città.
L’urbanista dovrebbe cominciare la sua riflessione da qui: c’è uno iato molto rilevante tra gli istinti biologici, che sono ancora uguali a quelli che la nostra specie, Homo sapiens aveva già 100.000 anni fa e l’accelerazione che la società umana, in particolare l’Occidente, ha intrapreso a partire dalla modernità, cioè dalla prima rivoluzione industriale. Il mondo è cambiato molto più profondamente negli ultimi 250 anni di quanto non abbia fatto nei precedenti 5.000 anni, cioè dalla nascita delle prime città idrauliche conosciute in Mesopotamia.
Lo spaesamento e la crisi di identità in cui è lanciato l’Occidente sono dunque causati da questa incredibile accelerazione, di cui l’intelligenza artificiale rappresenta l’apice. Tanti autori parlano esplicitamente di svolta antropologica. La svolta antropologica in questione avverrà solo se riusciremo a fare una determinata cosa per descrivere la quale gli antichi greci avevano una parola apposita: metànoia. Un radicale mutamento nel modo di pensare, di giudicare, di sentire.
Tutti noi siamo, in questa epoca, come un acrobata che ha lasciato un trapezio e adesso si trova sospeso in aria. Ancora non sa se le sue mani troveranno l’altro trapezio a cui aggrapparsi per non cadere giù, né sa dove mai lo porterà. Nel nostro caso, il trapezio a cui aggrapparci nuovamente deve essere ancora costruito.
L’organizzazione delle nostre città è una cartina di tornasole di quanto esposto.
L’urbanista dovrà quindi assumersi la responsabilità di guidare le proprie comunità verso un nuovo stile di vita: tutto deve essere ripensato. C’è molto lavoro da fare.
A proposito del lavoro che ci spetta, voglio concludere questa mia piccola riflessione con un pensiero profondissimo di Herbert Marshall McLuhan che ha ispirato l’intero ragionamento:
Viviamo in un’era di transizione, di profonde sofferenze e di una tragica ricerca dell’identità, ma l’agonia della nostra epoca coincide con le doglie di una rinascita. Nei prossimi decenni spero di vedere il Pianeta trasformarsi in una forma d’arte. L’uomo nuovo integrato all’armonia cosmica che trascende il tempo e lo spazio accarezzerà, plasmerà e modellerà ogni sfaccettatura dell’artefatto terrestre come se fosse un’opera d’arte e l’uomo stesso diventerà un’organica forma d’arte. C’è molta strada da percorrere e le stelle non sono altro che stazioni di cambio lungo la via. Essere nati in quest’epoca è un dono prezioso.


Diego Antonio Nesci

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