Ricordando Maria Rita Parsi alla Camera

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“Una mappa del mondo che non contenga il Paese dell’utopia, non merita nemmeno uno sguardo”. Con questa frase di Oscar Wilde, Maria Rita spesso concludeva i suoi interventi. La proponeva come antidoto per combattere tutti quelli che, mentre tu stai lavorando a un sogno, a una speranza, ti voglio spezzare le ali, dicendoti: “sei un illuso, tanto è solo un’utopia”. Magari è una parte di te che te lo dice. E ogni volta che la ripeto quella frase di Wilde nella mia mente risento la sua voce. Una voce che mi manca tanto. Rita non era soltanto una relatrice straordinaria, ospite tante volte ai convegni di Parole Guerriere, tra l’altro sempre la più applaudita. Rita era per me una maestra, una guida, oltre che un’amica. Una di quelle persone che ti spronano a non avere paura della tua umanità, di ciò che sei insomma! E oggi vorrei ricordarla soprattutto così: come una persona autentica. Perché in questa vita, nella quale così spesso perdiamo il senso, la direzione dei nostri passi, ogni tanto incontriamo persone autentiche che quel senso te lo fanno ritrovare. Ti guardano negli occhi, ti ascoltano davvero e ti fanno sentire che siamo qui per qualcosa di più che lamentarci, prevaricare, occupare spazi. Che forse siamo qui per generare qualcosa che senza di noi non ci sarebbe stato. Pensare a Rita mi ricorda una cosa fondamentale: che siamo unici. C’è una parola che puoi dire solo tu, c’è qualcosa un gesto  che puoi fare solo tu, nella tua vita reale. E allora abbiamo una responsabilità: diventare pienamente noi stessi, riconoscendo anche ciò che la vita e gli altri ci hanno fatto diventare. Forse alla fine del nostro cammino la domanda più importante non sarà: sei stato abbastanza bravo? Hai avuto successo? Ma una domanda molto più difficile: sei stato veramente te stesso? Hai avuto il coraggio di diventare ciò che soltanto tu potevi essere? Rita mi ha aiutato anche a comprendere meglio la strada di Parole Guerriere. Quando abbiamo cominciato, nel 2017, partivamo da un’intuizione semplice: le parole creano mondi. Possono essere finestre oppure muri. Pensiero, parola, azione. Ma Rita mi ha aiutato a capire che quel processo non comincia dal pensiero. Comincia prima. Comincia nella nostra sfera affettiva fatta di sensazioni, emozioni, sentimenti; nelle nostre ferite, nei nostri desideri, nelle nostre paure che spesso si travestono da desideri. E quelli non sono autentici e ci portano fuori strada. Da allora porto con me una consapevolezza: non c’è pensiero senza affetto. Integrare ciò che sentiamo con ciò che pensiamo non significa rinunciare alla ragione. Significa renderla più consapevole. Perché le parti che non vediamo, che non riconosciamo dentro di noi possono trasformarsi in dolore; il dolore in violenza; la violenza in guerra. E qui nasce un altro valore condiviso con Rita: il valore della trasversalità che abbiamo sempre cercato con Parole Guerriere mettendo intorno allo stesso tavolo persone, storie, discipline e appartenenze politiche diverse. Perché non c’è bisogno di essere tutti d’accordo per rispettarci e volerci bene, e lavorare insieme: anzi abbiamo bisogno dell’altro per vedere quello che da soli non riusciamo a vedere. Se impariamo a integrare ciò che è diviso dentro di noi, le nostre parti, forse diventiamo più capaci di dialogare con ciò che è diverso fuori di noi. E questo era, è e sarà per noi profondamente politico. Perché la politica non nasce soltanto nei partiti, nei Ministeri o qui dentro la Camera. La politica nasce dentro le persone. E allora non possiamo chiedere pace al mondo se non impariamo a riconoscere le guerre che portiamo dentro. Rita questo lo sapeva bene. Mi diceva: “Mi piace “Parole Guerriere”. Noi dobbiamo fare la guerra alla stupidità, alla cialtroneria”. E io sorridevo, perché dietro quel suo modo così diretto di parlare c’era sempre qualcosa di profondo. Oggi, allora, voglio dirle grazie. Grazie per la tua amicizia, per tutti gli inviti accettati, per la tua voce, la tua intelligenza, la tua energia. E grazie perché mi hai aiutato a guardare dove, forse, da solo non avrei guardato. Qualche mese fa, proprio in questa Sala, all’ultimo evento che abbiamo organizzato, dove doveva essere relatrice, dissi una cosa che oggi voglio ripetere: tutto quello che dico e tutto quello che dirò nella mia vita avrà sempre, dentro, l’ingrediente segreto dei tuoi insegnamenti. Perché le persone che ci toccano davvero non se ne vanno mai completamente. Continuano ad agire attraverso di noi. E questo è l’augurio che faccio a tutti amici di Maria Rita: permettiamo ai suoi insegnamenti di continuare a lasciare una traccia nel mondo. Io proverò a farlo, andando avanti con Parole Guerriere. L’ultima volta che ci siamo visti, l’avevo appunto invitata all’ultimo evento e le dissi: “Rita, questo sarà l’ultimo di Parole Guerriere perché mi sono scocciato, non puoi dirmi di no”. E lei mi ha risposto: “Certo che vengo. Ma non sarà l’ultimo. Dobbiamo fare tante altre cose insieme.”. Allora faccio tesoro di quello che mi hai insegnato e ti prometto che non sarà l’ultimo.


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