Qual è il senso della Vita per il Vangelo?

Pubblicato da Diego Antonio Nesci il

Non lo so. Posso solo trasmetterti quello che ho incontrato, fino ad adesso, camminando.

Il cristianesimo non è classificabile né come una religione né come un’etica e cioè un’insieme di regole di comportamento. È qualcosa di più. È una relazione reale con una persona. Una persona concreta, esistita storicamente e ancora contattabile: Gesù di Nazaret.

La Tradizione ci dice che Gesù è una delle Tre .:. Persone della Santissima Trinità Padre/Figlio/SpiritoSanto. 

Si capisce, quindi, che il punto fondamentale per trovare il senso della Vita non ha a che fare con il “seguire delle regole”. Non esiste una ricetta. La Vita è relazione e come in qualsiasi relazione reale  il tutto si gioca su fattori quali: l’ascolto, la fiducia, la speranza, l’abbandono, la capacità di darsi torto, di morire all’egoismo per incontrare l’Altro.

Il senso della vita non è “fare esperienze” ma consiste nell’assumere la propria forma cioè diventare pienamente ciò che già siamo.

È più un togliere che un aggiungere. 

“Esperienza” è, infatti, un concetto neutro, essa può essere il mezzo ma non è mai il fine. Qualsiasi cosa ti accade nella vita che sia bella o brutta dipende solo dalla tua interpretazione che spesso cambia nel tempo. Sovente una cosa che viviamo con angoscia poi si rivela una benedizione e viceversa.

1 Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.

Giovanni 9: 1-4

Il paradosso sta nel fatto che per assumere la propria forma dobbiamo seguire/obbedire non alla nostra piccola volontà – come ci verrebbe istintivamente di pensare-  ma ad una Volontà ben più ampia e complessa cioè alla Volontà del Padre. 

Il focus non sta nell’impegnarsi o nel lavorare su se stessi armati di buona volontà. Puntare lo sguardo sul nostro impegno è una follia egocentrica. È il grande inganno di questi tempi.

Lavorare su se stessi, infatti, sotto sotto, nasconde un pensiero nero fondamentale su di sé: la convinzione di essere sbagliati, quindi di doversi modificare. La volontà non è mai buona.

Bisogna riconoscere questo fatto: non sei tu a condurre la tua Vita. Pensaci bene e dovrai constatarlo. C’è qulacosa dentro di te, che ti sta portando da qualche parte.

25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 

Matteo 6,25-27

L’unica cosa che serve è raggiungere la consapevolezza di essere amati. Amati da chi ci ha creati, il “Padre” nel linguaggio cristiano.

Credo in un solo Dio Padre

Credo

Una volta riconosciuta questa veritià, e cioè la consapevolezza di essere una persona amata, di essere un “figlio” nel linguaggio cristiano, hai l’opportunità di non essere più schiavo di nessuno, neanche della tua volontà, e potrai cominciare ad amare e cioè a sperimentare la libertà.

31 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33 Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». 34 Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.

Giovanni 8,31-42

Il senso della vita è infatti amare. Ma amare è una parola debole, molto astratta. Invece amare in senso cristiano è un qualcosa di concreto. Amare ha a che fare con l’essere creativi, col creare, con l’imitare il comportamento del Figlio-Gesù, con l’adottare la sua prospettiva (leggi qui: Gli occhiali di Gesù).

Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.

Giovanni 15, 12

Tu sei un essere unico e irripetibile, solo tu puoi amare come ami tu. Nessun altro può amare come fai tu. Ci sono cose che puoi fare solo e soltanto tu, in quel momento. 

Si ama in molti modi ma soprattutto, ci si lascia amare, ci si lascia trasformare, plasmare. Amare ha molto a che fare con l’abbandono.

L’Uomo ri-conosce se stesso, cioè assume la propria forma, soprattutto attraverso le proprie opere, attraverso il lavoro.

Cose concrete. La natura dell’uomo è quella dell’artista, del poeta cioè di colui che fa. Colui o colei che ispirato dall’amore del Padre trasforma se stesso e il suo ambiente, che aggiunge bellezza alla bellezza.

14 Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. 16 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. 17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. 20 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. 21 Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 22 Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. 23 Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 24 Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. 26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29 Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 30 E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Matteo 25:14-30 Parabola dei talenti

Dobbiamo prendere consapevolezza che non siamo quello che pensiamo, non siamo quello che sentiamo. Per questo accumulare esperienze non serve a dare senso alla vita. Lo scopo della vita non è sentire e non è fare esperienze. 

Lo scopo della vita è trasformare se stessi e il proprio ambiente come un coltivatore trasforma il suo campo in armonia con la natura. Tutti noi siamo chiamati a trasformare l’acqua in vino, il piombo in oro, in armonia con la Volontà del Padre che si contatta con la preghiera.

Lo so, è tutto paradossale. Tutto l’insegnamento di Gesù nel Vangelo lo è.

È molto più vicina alla tua verità la Volontà del Padre che ti ha creato, e che puoi disvelare attraverso la relazione con Gesù, che non la tua piccola forza di volontà, cioè quella voce che ti parla in testa quando ti dici: “voglio arrivare a quell’obiettivo, adesso faccio queste cose a. b. e c. per raggiungerlo”.

Sei davvero sicura che quella esperienza, che quel desiderio sia davvero il tuo?

Qui si aprirebbe il discorso del discernimento tra bene e male che ha a che fare con l’Avversario. C’è qualcosa dentro e fuori di noi che tende a sviarci dai nostri desideri sani e autentici che ci fanno liberi e figli per farci restare nella condizione di schiavi e di mendicanti. Il male esiste (leggi qui: Presente e Futuro).

Ma a parte il mistero del male, che ci porterebbe troppo lontano, il punto è riconoscere che la Realtà è Bene, che le fondamenta della Realtà sono Sane e che noi siamo coltivatori della realtà. Siamo stati creati dall’Amore di un Padre per amare. 

 13 perché Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
14 Egli infatti ha creato tutto per la vita;
le creature del mondo sono sane,
in esse non c’è veleno di morte,
né gli inferi regnano sulla terra,
15 perché la giustizia è immortale.

Libro della Sapienza 13-15

Siamo amati. La sola consapevolezza di questo fatto ci darebbe un senso. Senso, infatti, significa direzione. Quindi la domanda è: dove devo/voglio andare?

La risposta è semplice. Funziona tipo Google Maps, per sapere dove andare, prima di tutto ti devi localizzare. Per farlo devi sapere solo una cosa: dove si trova il Nord. Una volta che sai questo è fatta. Trovare il Nord è riconoscere questa verità: siamo stati creati dall’Amore di un Padre per amare. Siamo amati. Siccome uno va dove si sente amato: i tuoi piedi ti porteranno lì, dove ti senti amato. 

Ognuno di noi è un terreno antichissimo dal quale emerge l’autocoscienza che vuole naturalmente portare frutti utili a tutti. Se esprimi i tuoi talenti ei tuoi desideri sani, rendi un servizio alla collettività, quindi a te stesso. Amerai e ti sentirai amato. 

Quindi tira fuori la tua voce – perché è una voce nuova che non c’è mai stata – scrivi le tue poesie, ama i tuoi amori. 

Lo scopo della vita è assumere la propria forma. Più sei autentico e resti fuori dagli automatismi e più ti avvicini al senso e stai bene anche nella sofferenza; più ti omologhi più sei vittima degli automatismi (il male è fondamentalmente un automatismo) e più stai male anche nel confort.

Sei stato creato con un desiderio profondo e splendente, con una missione, fatti levigare dalla Volontà del Padre, e cioè dalla Realtà.

1«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto3Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Giovanni 15, 1-5

Nella relazione con Lui, attraverso la preghiera, scoprirai qual è questo desiderio che Lui conosce meglio di te (perché ti ha creato) e che ti condurrà a manifestare nella Realtà.

A te spetta un solo piccolo compito, quello di aprire le orecchie e il cuore e fare come Maria – Nostra Signora e maestra della fede- che rispose all’Arcangelo Gabriele: “Eccomi, sia fatto per me secondo la tua parola”.


Diego Antonio Nesci

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