La verità che viene dal partner

Pubblicato da Diego Antonio Nesci il

Avvertenza: tutto quello che leggerai vale nel contesto di una relazione sana

Quello che ti dice il partner, magari te lo dice male, ma è una rara forma di verità che ti viene restituita dal mondo esterno. 

Gli altri (gli amici, i familiari) non hanno un interesse reale a dirti la verità su di te, al contrario del partner che ha un interesse diretto. 

Il partner ha la tremenda capacità di restituirti, con accuratezza, un’immagine molto più reale di quello che sei, di come ti comporti. Molto più reale rispetto all’idea che tu hai di te stesso, per il semplice fatto che dall’esterno le dinamiche di movimento di un sistema sono molto più chiare e visibili che dall’interno (deduzione dai teoremi di incompletezza di Gödel).

Nel bene e nel male. È per questo che si litiga nelle relazioni.

Infatti, vedere e sentirsi raccontare un’immagine reale di sé, buca le nostre corazze e questo ci provoca molta paura, anzi sentiamo che ci fa proprio del male.

Funziona così: al partner abbassiamo il ponte levatoio del nostro castello; lui o lei entra, guarda e restituisce quello che vede. Quello che vede non è la Verità Pura, perchè ognuno applica i suoi filtri alla realtà, ma sicuramente ci restituisce una visione inedita; non fosse altro perché -solitamente- il partner è di un sesso opposto al nostro e donne e uomini guardano il mondo in maniera diversa, complementare, ma molto diversa.

Spesso viviamo questa dinamica di restituzione dell’immagine di noi stessi come un vero e proprio attacco personale.

Soprattutto se l’altro non dispone di adeguati mezzi culturali e di linguaggio per riuscire a comunicare in maniera non-violenta e coi giusti tempi, è facile osservare reazioni di difesa, tipicamete la fuga, la chiusura o addrittura l’attacco.

Quello che conta è “la verità nell’amore“. La verità senza amore, infatti, sia nei modi che nelle intenzioni profonde non serve a niente; è come un seme sterile, non solo non porta buoni frutti ma inaridisce il terreno delle nostre relazioni creando deserti di solitudine. 

Perché, infatti, ci risulta così difficile amare?

Non tanto perché non siamo capaci di amare un’altra persona, ma perché nell‘incontro con l’altro si manifesta la nostra fragilità e la nostra imperfezione. 

Per questo motivo è così difficile seguire l’insegnamento “porgi l’altra guancia“. Il partner, spesso incosapevolmente, ti mostra una parte di te che tu non vedi (l’altra guancia, la parte in ombra, l’altra faccia della medaglia) per farti prendere coscienza delle tue contraddizioni. Se resti in ascolto, se non ti spaventi, se non re-agisci, può rivelarsi un grande aiuto. Solo così puoi integrare ciò che sta nell’ombra e non lasciare che alcuni automatismi ti manovrino a tua insaputa dall’interno.

—–— Non capisco. Mi stai dicendo che tutti siamo capaci di amare, ma non lo facciamo solo per la paura di scoprirci fragili e imperfetti? 

Si! Per quanto possiamo essere bravi a raccontarcela: tutti siamo fragili, imperfetti, dei poveri pellegrini erranti in cammino verso Casa, colmi di automatismi e ingiuzioni che ci manovrano dall’interno.

Ma siccome noi -soprattutto in questa epoca- vorremmo essere sempre pieni, potenti, sani e perfetti, l’incontro autentico con l’altro: ci terrorizza.  Perché ci terrorizza scoprirci vulnerabili. Così, per non correre rischi, facciamo del  nostro cuore una pietra. Non ci fidiamo del partner. Non ci fidiamo della Vita. Non ci fidiamo di noi stessi.

Ci sentiamo soli, indifesi. In fondo ci sentiamo sbagliati. Frutto del caso. Non ci sentiamo i figli di un Padre amorevole che ci ha creati. Dobbiamo fare tutto da soli. Siamo noi stessi gli artefici della realtà e di tutto quello che ci capita. Allora applichiamo una logica autocoservativa: se non c’è nessuno che ci salva, allora conviene prendere delle precauzioni. 

Siccome siamo convinti di non essere né fessi né autolesionisti, pensiamo che schermandoci per bene, ci faremo meno male, faremo meno fatica, perderemo meno tempo in delusioni. Ma ogni delusione nasce da un’illusione. 

Il punto non è affatto schermarsi ma non illudersi. Essere capaci di vedere “le cose come sono”, con lucidità. Perchè un conto è custodirsi, un altro è chiudersi alla Vita.

Cosa pensi che ti chiederei sul letto di morte? Quanti soldi ho fatto, quanto potere ho gestito, quanto successo ho avuto, quanto ho viaggiato? Oppure ti chiederai: “ho amato veramente qualcuno?”

Mettersi in discussione costa fatica, certo, ma è una fatica non tanto rivolta al “fare” quanto al “non fare”.  Basterebbe restare in ascolto, non chiudere le porte del cuore e della mente per domandarsi: mi sto mettendo in discussione in questo momento? Ho voglia di aprirmi alla possibilità di amare questa persona con la quale sto interagendo, senza assimilarla, mangiarla, manipolarla, senza spezzarla per farla entrare a forza nel mio disegno? Riesco a vederla per quello che è (un pellegrino come me) e non un antagonista al mio bene?

La paura di darsi torto però, ci fa agire – automaticamente, per un atavico istinto di conservazione – strategie di fuga, di chiusura o di attacco.

Chiudiamo le porte all’altro, e restiamo dentro la nostra fortezza, dove tutto funziona, tutto è apparentemente coerente. Ma essere coerenti non significa far quadrare i conti di un foglio excel! Co-haerere significa tenere insieme. Essere coerenti significa riuscire a tenere insieme le proprie contraddizioni dentro un armonia, come due esseri che seppur diversi riescono a danzare armonicamente insieme.

Avere una relazione sana e bella, con se stessi e con gli altri, significa danzare armoniosamente sulla musica della contraddizione.

In conclusione, si potrebbe affermare che, in una relazione sana, bisogna fidarsi delle critiche che ti fa il partner. 

Certo che se poi diventa un attacco sistematico, quotidiano, incessante, puoi sempre dire “senti bella/o mia/o trovati un altro più compatibile, ciao” e venire via! Infatti, bisogna stare molto ma molto attenti alle manipolazioni. Tutti i tipi di manipolazione, quella rivolta a se stessi e quella verso l’altro. Un rischio sempre presente perché parte della natura umana.

Si può e si deve venire via da una relazione che non porta buoni frutti. Tutte le cose vanno valutate dai frutti che portano. Perché per vedere quello che non va, basta essere stupidi. Quindi valuta i frutti, fidati di quello che senti e vieni via se i frutti sono cattivi. Invece, valorizzare quello che c’è di buono, di bello, di vero è un po’ più difficile, è un arte. È l’arte di vivere. Un affare da artisti non pedanti. 

Vivere vuol dire amare e l’amore si fa amando, allenando le virtù. Soffermarsi troppo a lungo sugli errori non serve a niente. L’amore è il contrario del possesso. È anche il contrario della competizione. È lento all’ira, rapido al perdono.

Non temere, c’è qualcosa dentro di te, che sa sempre dove andare. Bastano solo una serie di note, fatti portare dalla musica, il resto è improvvisazione.

Coraggio e buona danza!


Diego Antonio Nesci

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