Caso Diciotti: il diritto è una cosa semplice, la politica un po’ meno

Pubblicato da Domenico Giannino il

Sarò, come sempre, chiaro fin dal principio: Salvini non mi piace.

Lui è milanese e tifoso del Milan, io calabrese e tifoso del Catanzaro: abbastanza per un’antipatia a pelle. Se a questo si aggiunge il fatto che lui ama i selfie e cantava canzoncine contro i napoletani, mentre io odio i primi e amo i secondi, i motivi del mio poco amore diventano ancora più chiari. Non mi piace neanche la sua visione di futuro e il pressappochismo con cui affronta questioni importanti che meriterebbero ben altra serietà. Nonostante ciò lo considero un politico molto scaltro, che è stato capace in poco tempo a far apparire la Lega, forza politica di sistema, un movimento chiassosamente antisistema. È pur vero che, ad uno sguardo più attento, un maiale con il frac, appare sempre un maiale.

 

Detto ciò passiamo al caso Diciotti su cui domani gli attivisti del M5S saranno chiamati a pronunciarsi. Tralasciando la polemiche strumentali di chi all’interno del movimento – all’urlo muoia Sansone con tutti i filistei – contestano l’opportunità del voto e/o come le domande siano state scritte le domande. Il voto online mi sembra sia una pratica abbastanza comune del Movimento, non penso che se ne siano accorti soltanto oggi. Inoltre, mi aspetto che chi sente il diritto/dovere di esprimere il proprio voto sappia comprendere, usando una filo di logica, le implicazioni del suo voto. Se così non fosse, consiglierei un buona dose di self-restraint.

 

Non facciamoci impressionare dai paroloni usati dai giuristi: il diritto è una cosa semplice.

Nel caso di specie – come direbbero i giuristi di cui sopra – possiamo discutere sull’opportunità della richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale dei ministri di Catania, vista la precedente richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura della Repubblica presso lo stesso tribunale. Ma non è questo, al momento, il punto; anche se la logica suggerisce che o ha sbagliato la Procura, o sta sbagliano il tribunale dei ministri.

Quello che al momento ci interessa è il combinato disposto – non mi viene purtroppo un’espressione più felice – dell’art. 96 Cost. e dell’art. 9, 5 comma, della legge costituzionale n. 1 del 1989. Il Senato potrà negare l’autorizzazione a procedere, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, “ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

Il Senato quindi, in maniera insindacabile – è questa la parolina magica che garantisce una corretta separazione tra i poteri dello Stato – dovrà decidere se il ministro abbia agito a tutela di un preminente interesse pubblico. In una democrazia rappresentativa spetta al Parlamento – e non ai giudici – stabilire cosa sia un preminente interesse pubblico.

Se il ministro – come confermato dai suoi colleghi di governo – ha agito di concerto con il resto dell’esecutivo, la cui politica migratoria ha ricevuto la fiducia del  Parlamento, mi sembrerebbe almeno bizzarro che il Parlamento concedesse l’autorizzazione a procedere. Se invece il Parlamento avesse cambiato, legittimamente, opinione sulla suddetto fiducia, ognuno ne deve trarre le conseguenze del caso.

L’onestà ed i valori c’entrano poco: è una questione ed una scelta politica. Ci piace la politica migratoria di questo governo? Si o no? Entrambe le posizione sono legittime ed additare a traditore chi la pensa diversamente non serve a nessuno, tanto meno al movimento.

Il M5S si trova in una classico scenario lose-lose, o, più semplicemente detto, “comu fai fai sbagli”. La piroetta di Salvini – da cuor di leone a per favore salvatemi – ha spostato la palla nel campo dei grillini che, nel caso di un diniego all’autorizzazione, saranno forse meno puri, ma politicamente più maturi.


Domenico Giannino

Spirito europeo nato in Calabria su quel pezzo di mare tra Isola Capo Rizzuto e punta Stilo.

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