Il seme della politica della bellezza? Gli investimenti in cultura.

Pubblicato da Salvatore Remorgida il

Troppo spesso questo Paese si lascia dominare dalla rassegnazione. Vittima sacrificale sull’altare del pragmatismo di necessità dei tempi della crisi è l’ambizione. Di coltivare se stessi ed il proprio talento, di investire tempo per raccogliere i frutti della conoscenza. Troppo semplice, però, scaricare sulle nuove generazioni il peso di garantirsi un’istruzione adeguata, come se si ignorasse che oggi, spesso, studiare è question di soldi e non di voglia.

A cosa sta rinunciando, questo Paese, nei giorni dell’austerity? Cosa si sta rassegnando a perdere quella fetta indigente d’una popolazione costretta a selezionare i bisogni, sceglierne alcuni limitandone altri, pur se essenziali. Si mina alla base la costruzione dello Stato Sociale: questo Paese sta barattando il futuro per la stretta necessità. La scala mobile fra i ceti è, oramai, utopia, perita sotto i colpi dello spirito di conservazione prevalente, che cala gli investimenti e taglia l’intervento pubblico nell’istruzione. Trascurando come essa sia l’unica arma a disposizione di chi combatte una guerra senza soldi per conquistar una posizione di rilievo nella società delle non opportunità.

L’imperturbabilità politica di chi decide che l’investimento in istruzione debba essere la voce che paga più in riduzione, negli anni al centro della crisi, (-1,6% dal 2007 al 2013 [dati Ocse]), rende chiara l’idea di come la Scuola non è la priorità dei governi, ma ancor più grave non lo è per i governati, istruiti invece alla cultura della sufficienza anziché al culto dell’eccellenza, via maestra che la Scuola è incapace di valorizzare. Per citare l’autorevole Sole 24 Ore: “L’Italia si conferma tra i fanalini di coda su scala europea per investimenti in formazione: il 4% del Pil […] Il governo tedesco mette sul piatto quasi il doppio di noi, 127,4 miliardi di euro contro i 65,1 miliardi dell’Italia. […] La carenza di risorse penalizza l’offerta di borse di studio e altri strumenti di mobilità sociale, disincentivando la scelta di corsi che potrebbero avere un impatto immediato sullo sviluppo economico“. La situazione è fin troppo evidente, le scelte palesi, incontrovertibili: alle urgenze dei mercati, questo Paese risponde rinunciando al futuro.

Servono, perciò, atti di coraggio: piccoli esempi come rivoluzioni dinanzi alla tirannide silenziosa della finanza al potere. È solo dalle piccole comunità che può iniziare il nuovo Umanesimo: rimettere al centro l’uomo e le sue potenzialità, fornendogli strumenti per eccellere. A Miglierina, borgo calabrese di qualche centinaia di anime, è stata questione di scelte: scelte che pesano eccome nei ristretti spazi concessi da bilanci ridotti all’osso dai tagli lineari agli Enti locali. Su cosa un’Amministrazione Comunale deve investire? Sembra non vi siano stati dubbi, se è vero che la politica di amministratori illuminati ragiona in prospettiva.

Sui social orgogliosamente Miglierina si definisce comunità ospitale. Non solo lo Sprar, che fornisce assistenza ai migranti, ma Miglierina vuol essere accoglienza nell’essenza più ampia del termine, quindi anche salvaguardia di chi rischia l’esclusione sociale, le fasce deboli d’una terra che, ancor prima che ospitale, è stata ed è terra di giovani con valigie di cartone, riempite di sola speranza, a volare verso terre migliori. Oggi Miglierina, come molte comunità del Sud che di necessità han fatto virtù, riscoprono le politiche sociali, smarrite nella politica dei bilanci e non della bellezza. “Parliamo di una spesa di circa 400 euro a studente, che andrà a beneficio anche di ragazzi provenienti dal vicino Comune di Amato, dato che frequentano la scuola media di Miglierina. Diamo, con essi, la fornitura gratuita dei libri di testo e, inoltre, favoriamo anche le famiglie numerose dando la possibilità ai loro figli di viaggiare sullo scuolabus con un solo biglietto anche se ci sono più fratelli“. È l’impegno preso da chi amministra questo piccolo borgo del Reventino calabrese, come ci spiega Gianluca Gentile, consigliere. E i fondi? Chi predica d’una Europa matrigna, pare smentita dal volto di un’Europa generosa, verso chi sa raccogliere: “Grazie ad un finanziamento europeo, abbiamo dotato la scuola di pannelli solari per il riscaldamento e quanto abbiamo risparmiato lo usiamo per gli studenti“. Quanto questo Paese non sia più abituato ad uno Stato vicino ed amico, specie nel Meridione dove i servizi sono spesso un privilegio, lo si può notare dall’eco mediatico che la scelta ha provocato: perfino in Rai, qualcuno se n’è accorto ed ha voluto parlarne.

Investire sulla cultura pare il mantra che pervade l’Amministrazione del Sindaco Guzzi. Preferire alle sagre, agli eventi d’una notte, la formazione e l’investimento sui propri giovani, può apparire rischioso nelle piccole comunità: ma Miglierina, oltre che ospitale, si è dimostrata matura.

La strada è tracciata. Continua Gentile: “Dopo 20 anni la riapertura della biblioteca comunale, una delle richieste di cui mi ero fatto promotore, è realtà, gestita con dedizione e disponibilità dalle ragazze del Servizio Civile. Perché la cultura, il leggere, il sapere e l’informarsi sono fondamentali per tutti quanti, dai più piccoli ai più grandi. Per sensibilizzare i ragazzi alla vita pubblica, dato che saranno i cittadini del futuro, sono state prese due iniziative da fare con loro e per loro, Consiglio Comunale dei Ragazzi e Giornate della Legalità“. Circa quest’ultime, chi vi scrive è testimone dei momenti in cui Miglierina ha ospitato Dario Vassallo, fratello del Sindaco Pescatore ucciso dalla camorra, Rosanna Scopelliti, figlia del “giudice solo” ucciso nel 1991, Don Giacomo Panizza, che quotidianamente insegna l’accoglienza e la resistenza ai giovani e meno fortunati di Lamezia Terme. Chi definisce “politica” l’Antimafia non ha visto i volti sinceramente commossi di bambini increduli, a cui con garbo è stato spiegato quanto la Mafia sia una montagna di merda.

E per questo siamo sicuri che, quei bambini, saranno in futuro cittadini migliori di noi. Uomini e donne nella piena consapevolezza ciascuno dei propri mezzi, che la Storia gli avrà insegnato e la Scienza permetterà loro di usare.

Signore e signori, si chiama Politica della Bellezza.


Salvatore Remorgida

Meridionale, osservatore critico per passione, studente in Giurisprudenza. Curriculum Vitae et Studiorum

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