Ventotene-Riace: un ponte che non crolla

Da dove si riparte quando si tocca il fondo?

Durante i lutti si riprendono le foto di famiglia per ritrovare quel senso di pace che solo un vecchio e felice ricordo sa dare. Perché il passato conforta, rincuora, il passato è sicuro. Quasi a voler tornare in quel passato, a volersi tuffare in quella fotografia per vivere un attimo di serenità con tutte quelle persone perdute; quelle belle persone, quei bei luoghi, quei bei valori che non abbiamo più e rimpiangiamo.  Ma le foto non resuscitano i morti e tornare indietro è sempre sbagliato, oltre che impossibile. E allora come si fa a ripartire dopo una grande perdita? Non lo so,ma mi pace pensare che il passato ci assiste e il futuro è davanti a noi, distante e deforme ma lì pronto ad essere plasmato. È così lontano da essere minuscolo. Eppure c’è. C’è addirittura chi lo vede dall’altra parte del mare, guardando a noi, minuscoli europei che aprono e chiudono le porte alla grande Mamma Africa. Ma come è possibile che un Continente così piccolo decida le sorti di uno così grande? Forse perché siamo il Vecchio Continente… e no ma l’Africa lo è di più, è la culla del genere umano, l’embrione della vita terrestre. Chissà perché il suo destino è sempre stato legato al nostro. Il colonialismo, la deportazione, lo schiavismo, il razzismo e oggi il salvinismo! Che brutta sorte, povera gente. Li abbiamo distrutti due secoli fa invadendo le loro terre e adesso non apriamo le porte della nostra; quantomeno per scusarci, redimerci, levarci dei sensi di colpa.

Abbiamo una grande responsabilità ma non riusciamo a guardarla in faccia: restituire un futuro a queste persone e a noi stessi di conseguenza. Ma come si fa a risalire dopo aver toccato il fondo. Quale foto dobbiamo scovare per ritrovare i valori persi e ricominciare? Ce l’abbiamo in casa nostra, basta aprire l’album di famiglia. Eccola, è in bianco e nero e porta con se i valori più nobili di questa nostra Casa. È una foto che parla di antifascismo, di pace e dell’idea di Europa. Si chiama Ventotene. Da questa foto bisogna riprenderei valori persi e ricostruire il futuro. Quale futuro?L’Europa. E il futuro come si costruisce? Dal presente. E il presente dov’è? In Calabria, a Riace.

Strano ma vero, proprio nella terra più aspra, più chiusa e meno accogliente di questo Paese sorge un borgo che racconta la storia di accoglienza più bella degli ultimi anni, ma soprattutto una storia vera. Non una favola, ma un esempio reale per tutti. Il suo autore è Mimmo Lucano, uomo tanto semplice e forte quanto temuto. E sì, perché sono queste le virtù che i cattivi temono. Un uomo libero, in tutto. Un uomo che non nasconde il suo duro accento calabrese ai microfoni delle reti nazionali e che non si arrende alla meschinità dei paesani cattivi, quelli cattivi veramente. Riace, la Calabria, terra di approdo da sempre. Penisola della penisola. Porto a 360°, o quasi. Ma anche terra di mafia, di sangue e di vendetta. Italia: anch’essa mamma che accoglie e che viene respinta. Terra invasa e poi unita ma sempre dimezzata. Terra che partorisce bellezze e bruttezze. Chi è più forte? Mimmo Lucano e la sua Riace o i paesani cattivi, i Salvini, i razzisti? Da solo perderà. Ma non vuole essere questo un appello di beneficienza nei suoi confronti. Mimmo Lucano non è un uomo da salvare ma un esempio da seguire. Apriamo il nostro Meridione e il nostro Paese tutto alla speranza che viene dall’altra parte del mare. Solo così potremo sconfiggere ciò che di marcio abbiamo. Apriamo i porti e lasciamoci contaminare dalla bellezza della diversità. Che Italia sarebbe se la sua storia non fosse stata costernata da momenti di incontro/scontro di culture? Che Europa sarebbe se non fossimo tutti così diversi? La diversità è la nostra ricchezza, non impoveriamoci con la paura. Riprendiamo quella vecchia foto di famiglia e ricordiamoci perché è stata scattata. Perché tre uomini confinati da un dittatore in un isolotto del mar mediterraneo (è sempre lui il protagonista!) sognavano una Europa unita, pacifista e accogliente. Pensiamo a quell’Europa di Ventotene ripartendo dall’esempio calabrese. Un uomo e il suo piccolo paese sono riusciti a creare un modello di accoglienza da poter riprodurre su scala europea. Ma solo con una Europa unita che si sente un unico fronte, che accoglie come fosse un unico porto, come Ventotene voleva, sarebbe possibile. Quanti paesini esistono in Europa? Quanti ne stanno morendo in Italia e soprattutto in Calabria? Chiediamo ai loro sindaci di accogliere il giusto numero di migranti. Riapriranno le botteghe, i panifici e soprattutto le scuole. Ridiamo bambini a una Italia che non sa più come pagare le pensioni. Restituiamo speranza a una terra che abbiamo dilaniato aprendo le porte delle nostre città ai suoi disperati figli e riconsegnandogli la dignità che meritano. Ascoltiamo Mimmo Lucano, rileggiamo Altiero Spinelli e costruiamo questo ponte tra Riace e Ventotene. E attraversiamolo sicuri, perché non crollerà.

 

OPERA ISPIRATRICE: Tiziana Barillà, Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace.

Inguaribile ottimista e testa dura è il miglior modo per iniziare una mia presentazione. 31 anni, mamma, calabrese che gira il mondo e che mai smette di meravigliarsi della sua bellezza. Sono laureata in Relazioni Internazionali all’Università della Calabria. Appassionata di politica da sempre ma mai praticata per professione, solo per passione, un po’ come Bocca di Rosa. Ho studiato anche all’estero ma lavorato sempre in Italia. Sono stata dipendente e imprenditrice. Oggi voglio costruire qualcosa di nuovo e vivere nuove esperienze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *